Memorie Solidali
Chronos è la divinità greca che temporizza gli eventi e ci piace intitolargli questa sezione del sito, che innanzitutto punta a che si abbia consapevolezza del presente come storia che si sta facendo.
Anche un istantanea può cogliere e rappresentare un evento, ma in realtà quell’evento esiste e è sempre parte di una serie di eventi che lo precedono e seguono nel tempo.
Il senso delle nostre azioni, degli eventi della vita e sociali, è comprensibile solo se ne consideriamo i presupposti, lo svolgimento e gli esiti nel tempo, se cioè consideriamo il presente come storia e storie: di più breve durata i singoli eventi, di lunga durata i mutamenti sociali.
Per questo sono importanti le memorie, le storie di vita e collettive di chi si è impegnato, in Puglia e non solo, per un mondo più solidale e giusto.
In questa sezione del nostro sito sono quindi raccolte sia memorie autobiografiche, come storie di vita collettiva o di movimenti, iniziative del mondo del volontariato, della cittadinanza attiva e dell’economia solidale.
Questo laboratorio autobiografico nasce nell’ambito del percorso “Memorie e Storie Solidali” promosso dall’associazione LabTs (Laboratorio di cultura politica del Terzo Settore) con lo scopo di costruire autobiografie di volontari, operatori sociali e associazioni del Terzo Settore (TS) e un archivio di biografie di cittadini attivi, nonché di mettere insieme un nucleo di persone motivate che si appassioni al metodo autobiografico e si dedichi alla costruzione di un “archivio della memoria”.
Per essere introdotti alla raccolta di biografie e storie di vita è stato indispensabile il contributo dell’as- sociazione “Le Stelle in Tasca” e del suo presidente, sociologo prof. Orazio Maria Valastro, che da anni si occupano di promuovere lo strumento della narrazione biografica in Sicilia nel panorama internazionale della ricerca sociale qualitativa.
LabTs – Laboratorio di cultura politica del TS è un’associazione di volontariato di carattere culturale, costituita il 19 febbraio 2016, da volontari e operatori impegnati da anni nel TS (Terzo Settore) pugliese, che ha lo scopo di realizzare, promuovere, sostenere e sviluppare la democrazia politica, sociale, la sussidiarietà e la cittadinanza attiva, è uno spazio di riflessione politico culturale libero da ruoli di ser- vizio e/o di rappresentanza. Questo ciclo di incontri nasce per una sperimentazione di metodi e prassi di ricostruzione della propria biografia di volontari, allo scopo di non dimenticare che alla fin fine la storia la facciamo noi stessi, per contribuire a capire il cammino svolto assieme, le innovazioni introdotte dalle recenti riforme e quelle ancora da introdurre nel mondo del Terzo Settore.
È stato possibile realizzare il percorso di narrazione biografica anche grazie all’interesse mostrato dal CSV Brindisi Lecce- Volontariato nel Salento a offrire spazi e collaborazione, in un’ottica di continuità nel lavoro di ricerca e archiviazione di conoscenze sul TS, al fine di farla diventare patrimonio a disposi- zione di tutti e rafforzare quel processo di creazione di una identità collettiva in continuo arricchimento di cui il TS ha bisogno.
Tenendo presente quanto descritto, ci si è dunque prefissi di realizzare un luogo (uno spazio virtuale di archiviazione e dei materiali di narrazione e conoscenza a partire da questo sito, ed anche uno spazio ma- teriale di archiviazione degli stessi), in cui possano trovare casa caratteristiche e storie della cittadinanza attiva, del volontariato e del TS.
Il gruppo di volontari ed operatori sociali, che ha partecipato al percorso con il proprio contributo attivo di narrazione e di esperienza di volontariato ed azioni di cittadinanza attiva, promuove dunque questo luogo virtuale dove incontrare le narrazioni di chi ha dato un contributo importante per la propria comunità, che solitamente non è citato nei libri di scuola, “ma è la tua comunità, che positivamente o no ti ha formato; è la narrazione di chi ha promosso azioni collettive volte al superamento di piccole o grandi ingiustizie o disuguaglianze, per il raggiungimento di condizioni di emancipazione, inclusione e armoniosa convivenza”, come precisa Guido Memo, Presidente di LabTs e promotore, con la collaborazione di Cristina di Modugno e Valeria Pecere, del percorso sulla memoria.
Una sintesi dei lavori della prima edizione del Laboratorio di Storie e Memorie solidali, novembre 2020 – maggio 2021, con l’articolo Se uno sguardo può essere individuale l’infinito non può che essere collettivo, di Valeria Pecere, Cristina di Modugno, Guido Memo, è uscita su M@gM@, Rivista internazionale di scienze umane e sociali, http://www.analisiqualitativa.com/magma/1902/index.htm, vol.19, n.02, A cura di AnnaMaria Calore, Sguardo e sguardi narranti, Catania, Osservatorio dei Processi Comunicativi, 2021, ISSN 1721-9809.
Articolo scaricabile dal sito di M@gM@, oltre che qui.
Inoltre un intero numero monografico di M@gM@ è stato dedicato alla seconda edizione del Laboratorio, dicembre 2023 – maggio 2024, ed è disponibile al seguente indirizzo web Scritture solidali: memorie di cittadinanza attiva / A cura di Valeria Pecere / Vol.22 N.3 2024, oltre che qui.
Prima Edizione novembre 2020 - maggio 2021
Partecipanti ed autori: Camillo D’Angelo, Cristina di Modugno, Maria Rosaria Faggiano, Carmelo Formica, Myriam Giannico, Guido Memo, Valeria Pecere, Giuseppe Pulito.
Il Laboratorio di nasce con lo scopo di ri-costruire autobiografie di volontari e un archivio di biografie di cittadini attivi, nonché di mettere insieme un nucleo di persone motivate che si appassioni al metodo e si dedichi alla costruzione di una “casa della memoria e della cittadinanza solidale”.
Con queste finalità, LabTs- Laboratorio per la cultura politica del terzo settore ha avviato un percorso di costruzione collettiva di memorie di impegno civico e partecipazione, mediante la raccolta e ricostruzione di storie individuali di attiviste e volontari per promuovere un itinerario che facilitasse il racconto e la raccolta delle storie di ognuno dei partecipanti, con il sostegno del Centro Servizi al Volontariato (CSV) di Brindisi Lecce – Volontariato nel Salento.
Il gruppo di volontari ed operatori sociali, che ha partecipato al percorso con il proprio contributo attivo di narrazione e di esperienza di volontariato ed azioni di cittadinanza attiva, ha collaborato ad abbozzare questo luogo virtuale, dove incontrare le narrazioni di chi ha dato un apporto importante per la propria comunità, che solitamente non è citato nei libri di scuola, “è la narrazione di chi ha promosso azioni collettive volte al superamento di piccole o grandi ingiustizie o disuguaglianze, per il raggiungimento di condizioni di emancipazione, inclusione e armoniosa convivenza”, come precisa Guido Memo, Presidente di LabTs e promotore, con la collaborazione di Cristina di Modugno e Valeria Pecere, del percorso sulla memoria, avvalendosi della guida esperta di Orazio Maria Valastro e dell’associazione “Le Stelle in Tasca”
Un gruppo di persone, di vario genere, età differenti e diversi vissuti si è quindi periodicamente incontrato attorno ad un moderno focolare ed alla luce bluastra di dispositivi elettronici, e, sotto la guida esperta di un maestro dell’arte maieutica e della narrazione, ha iniziato a raccontarsi.
Sullo sfondo la Pandemia da Sars-Cov-2 e, poco prima, la morte improvvisa del presidente del CSV di Lecce Luigi Russo, volontario, sociologo e giornalista che ha fatto dell’impegno civico motivo costante di denuncia, informazione e coinvolgimento.
Dallo sfondo emerge e si impone la necessità che qualcosa del suo impegno e di quello di molte altre persone, rivolto all’attuazione dei valori costituzionali (art. 3 – comma 2. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese), al miglioramento delle condizioni di vita e convivenza delle persone tra loro e nell’ambiente in cui vivono, non vada perso.
Nel suo cammino imperfetto tra ricordi individuali e collettivi, motivazioni e conseguenze, scritture frenetiche e momenti di riflessione, i primi passi per la costruzione di questo archivio sono stati mossi. Nel tentativo di rappresentare un’attitudine alla partecipazione ed all’azione collettiva, sono emersi i contesti di mobilitazione e cambiamento, le compagne ed i compagni di viaggio, le origini, i fallimenti, le dimensioni perfettamente calzate e inspiegabilmente superate, le soddisfazioni e le emozioni che, a raccontarle, fanno ancora brillare gli occhi.
Seconda Edizione dicembre 2023 - maggio 2024
Partecipanti, autori ed organizzazioni: La Camera degli avvocati immigrazionisti pugliesi Lecce – Puglia con Maria Rosaria Faggiano; La Comunità Emmanuel Lecce – Puglia con Miriam Giannico; Casa Betania Brindisi con Lucia Tramonte, Marcello Petrucci e Mino Carbonara; Il Samartano, Ja Nova, Caritas Mesagne (Br) con Tony Summa; Salento Fun Park Mesagne (Br) con Titti Stoppa; C.A.M.A. – Centro Assistenza Malati Aids OdV ETS e L.I.L.A. – Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids – Bari Odv ETS con Lina Calluso; PeaceLink di Taranto con Alessandro Marescotti; ISBEM Istituto Biomedico Mediterraneo di Mesagne (Br) con Alessandro Distante; Parrocchia S Vito Brindisi con Paolo Piccinno.
La seconda edizione del percorso di autobiografie e memorie di volontari e di cittadinanza attiva di Lab Ts, si propone la ri-costruzione di momenti significativi della storia del TS pugliese, con focus specifici sulle sue associazioni ed organizzazioni, a partire dai vissuti e dalla memoria dei protagonisti.
Nel corso dei 10 appuntamenti on line e dell’unico in presenza, la caratteristica di questa seconda edizione è stata la tensione condivisa e produttiva di spostare l’attenzione narrativa da sé (volontarie e volontari), come era prevalentemente avvenuto nella prima edizione, alla storia delle organizzazioni e delle esperienze vissute, allo scopo di rendere comprensibili e riconoscibili tanto le esperienze quanto i contesti in cui si sono realizzate.
Le attività sono state organizzate da LabTs e Le Stelle in Tasca (e in particolare da: Salvatore Vetrugno, Valeria Pecere e Guido Memo per LabTs, da Orazio Maria Valastro per Le Stelle in Tasca) in un ciclo di incontri volti a stimolare ed accompagnare la narrazione e la scrittura autobiografica dei volontari e delle loro esperienze, vissuti, considerazioni, motivazioni, nel realizzare attività condivise con altri, in specifiche associazioni o esperienze collettive.
Particolarmente interessante, nella narrazione realizzatasi nel corso degli incontri e nella lettura dei testi, è stata la capacità dei rappresentanti di rendersi voce del proprio progetto collettivo, con ascolto attivo e partecipe dell’esperienza degli altri partecipanti.
Questo ha permesso imprevisti e insperati rimandi tra temi (vedi le dipendenze e l’AIDS, che ricorrono, con implicazioni diverse, nelle storie vissute a Lecce, a Brindisi e Bari o il rapporto con le persone migranti, che ricorre anch’esso nei diversi scritti relativi a diverse attività e contesti , ma anche rimandi tra i territori: un determinato periodo vissuto nella città di Mesagne e le attività di Casa Betania di Brindisi sono oggetto, ad esempio, di racconti a più voce che evidenziano punti di vista attigui del vissuto in uno stesso frammento spazio/temporale.
È stato ben percepibile anche l’affacciarsi temporale del Welfare dai racconti, e quanto la sua efficacia sia stata legata al contributo di persone provenienti da esperienza di militanza e volontariato; garanzia, questa, accanto alle competenze specifiche, di conoscenza diretta delle persone, dei fenomeni e di alta sensibilità sociale.
Il corso di scrittura autobiografica con il Contributo e collaborazione del CSV Brindisi-Lecce Volontariato nel Salento, che ha condiviso e contribuito alla realizzazione dell’attività e rientra nel progetto “Per un Ts pugliese consapevole di sé e del suo ruolo sociale e democratico”, vincitore di “Puglia capitale Sociale 3.0” promosso da Regione Puglia e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Questa edizione del Laboratorio di scritture, memorie e storie solidali ha ricevuto il premio speciale Trinakria dall’associazione Le Stelle in Tasca di Catania.
Terza Edizione febbraio - giugno 2026
Partecipanti: Altavilla Annachiara, De Fazio Sarah, De Guido Copsimo – Avis Mesagne, Carrozzo Maria – Brindisi Cuore, Tribunale diritti del malato e Croce Rossa Brindisi, Galasso Francesco – Cenacolo poetico, Pisani Amelia – Fibromialgia, Lamendola Carla Ail Brindisi, Baldassarre Sarah e Nicastro Giampaolo – Migrantes, C.A.M.A. – Centro Assistenza Malati Aids OdV ETS e L.I.L.A. – Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids – Bari Odv ETS con Lina Calluso, Abubacarr Fatajo – Msna, Miriam Montesardi, Destino Gaia, Federica Mitrugno, Angelo Saponaro – Servizio civile Universale.
I frequenti rimandi tra i temi ed i territori della seconda edizione del laboratorio hanno suggerito che, per questa terza edizione, fosse privilegiato l’aspetto delle tematiche di intervento e azione volontaria dei partecipanti. Si è dunque proceduto ad una polarizzazione delle narrazioni sulle due macro aree del Diritto alla salute e del Diritto d’asilo.
Un’altra particolarità della seconda edizione ha riguardato la compresenza, durante gli incontri di narrazione biografica, ascolto e accompagnamento alla scrittura, di alcuni volontari presenti fisicamente presso la sede di Lab Ts ed altri collegati on line. Questo ha consentito la costituzione di dinamiche comunitarie più complesse ma stimolanti ed interessanti per tutte e tutti.
Le attività sono state organizzate da LabTs, Comeper e Le Stelle in Tasca (e in particolare da: Salvatore Vetrugno, Valeria Pecere, Davide Varasi e Guido Memo per LabTs, Salvatore Distante per COMEPER, sapientemente accompagnati da Orazio Maria Valastro per Le Stelle in Tasca).
Nonostante fosse stata prevista la possibilità di separare i partecipanti in specifiche stanze in relazione ad ognuno dei temi, alcuni elementi comuni ad entrambi hanno consentito che il gruppo partecipasse unitariamente alle narrazioni.
In particolare, sono emersi, sin dai primi incontri, elementi considerati basilari per le attività di volontariato in entrambi i settori, quali l’ascolto attivo, la sospensione del giudizio, l’importanza di valorizzare la singolarità delle persone incontrate nelle attività. Dai racconti dei partecipanti e delle partecipanti di entrambi i gruppi sono inoltre state evidenziate le contraddizioni tra le tendenze in atto nella società contemporanea (privatizzazione crescente della sanità, rifiuto e chiusura nei confronti dei migranti) a fronte della consapevolezza diffusa tra i volontari e condivisa da larga parte della popolazione dell’importanza di una medicina con un approccio olistico, fondato sulla ricerca e di prossimità e dell’importanza ed utilità di una convivenza solidaristica e cooperativa tra le persone che vivono in un determinato territorio, indipendentemente dalla loro specifica provenienza.
Il corso è in fase di realizzazione, considerazioni ed aggiornamenti saranno condivisi sul sito successivamente alla fine degli incontri.
In memoria di Luigi Russo
Perché una pubblicazione dedicata a Luigi Russo
Perché LabTs (il Laboratorio di cultura politica del Terzo settore) ha deciso di dedicare a Luigi una pubblicazione? Innanzitutto per l’affetto che abbiamo verso di lui, ma anche perché per capire il mondo che ci circonda occorre non dimenticare chi ha contribuito a consegnarcelo così com’è, lasciando una traccia indelebile. Il presente ha una storia e a quella storia hanno contribuito volontà e scelte consapevoli di persone in carne e ossa, che non vanno dimenticate e che attraverso le loro opere continuano ad essere presenti tra di noi.
Noi percepiamo il mondo che ci circonda come un istantanea, una fotografia che effettivamente è in grado di rappresentare un evento, una situazione e le emozioni che ci suscita, ma a quella fotografia manca la dimensione tempo, che tutto esiste e si svolge sempre nel tempo. Il senso delle nostre azioni, degli eventi della vita e sociali, è comprensibile solo se ne consideriamo i presupposti, lo svolgimento e gli esiti nel tempo, se cioè consideriamo il presente come storia e storie: di più breve durata i singoli eventi, di lunga durata i mutamenti sociali.
Luigi è stato uno dei soci fondatoti di LabTs e la sua opera è l’esempio migliore di quel che noi vorremmo che fosse il volontariato e il Terzo Settore. Luigi ha animato, come giornalista e come sociologo, la vita democratica nel Salento, dimostrando che un altro sviluppo, che una diversa società sono possibili. Come presidente del Centro servizi al volontariato del Salento, è stato all’avanguardia in Italia nel dimostrare che questi Centri possono svolgere una funzione importate dal punto di vista democratico.
La pubblicazione che segue è soprattutto costituita dal resoconto di 6 incontri tenuti tra il novembre e il dicembre 2020, a cui sono stati chiamati a dare la loro testimonianza una rappresentanza, comunque numerosa, della rete della cittadinanza attiva salentina, a cui il lavoro di Luigi, come Presidente del Centro servizi al volontariato Salento e anche come giornalista, ha fornito la capacità di far rete, esprimersi assieme e incidere nella vita della comunità territoriale. Questo sui temi a cui prevalentemente si dedica il volontariato, , come la salute, l’ambiente, la lotta contro le mafie e per la legalità.
In premessa a questa parte più consistente del libro, pubblichiamo una breve biografia di Luigi, di Serenella Pascali, un ricordo delle battaglie svolte assieme a livello regionale e nazionale abbiamo svolto, scritta dal sottoscritto, un intervento di Corrado Russo, Presidente dell’associazione di volontariato Gaia di Corsano, che ha organizzato i sei incontri a cui noi di LabTs abbiamo collaborato.
Guido Memo Presidente LabTs
Luigi Russo, homo civicus del Salento
di Serenella Pascali
Luigi Russo è molto di più di quanto riesca a raccontare il suo curriculum, l’ultimo scritto da lui stesso in versione sintetica. Ha vissuto sessant’anni, tra la Puglia e l’Emilia.
La sua formazione, costruita in ambito accademico e negli studi personali, è poliedrica e complessa. Accanto ad essa, una spiritualità “del piano terra” come lui stesso l’ha definita, sebbene non in riferimento al suo vissuto (cfr. Trinità vissuta. Comunione, alterità, tolleranza – Paccagnella editore 1998), incarnata, per “essere sensori della realtà e ricercatori della verità”. La ricerca della verità e una smisurata passione per l’umanità, i tratti salienti del suo pensiero e del suo agire.
È stato tra i fondatori del Csvs, Centro Servizi Volontariato del Salento, oggi Csv Brindisi Lecce – Volontariato nel Salento, di cui è stato anche Presidente per oltre dieci anni, facendosi promotore di iniziative culturali per affrontare le grandi emergenze che affliggono la nostra società: dalle ludopatie, all’usura, alla qualità del cibo e dell’ambiente, dalla povertà, intesa non solo in senso materiale ma anche socio-culturale, alla valorizzazione dei territori attraverso i beni artistici e museali fino alle questioni giovanili e al sostegno alle giovani generazioni.
A lungo consigliere nazionale dell’associazione dei Csv, il Csvnet, con piglio critico e dedizione costante, ha portato in seno all’assemblea nazionale le istanze meno note eppure fortemente rappresentative del tessuto associativo nazionale.
Eletto dall’Assemblea regionale del volontariato, costituita dalle associazioni più rappresentative sul territorio regionale, quale membro dell’Osservatorio del volontariato della Regione Puglia, istituito in attuazione dell’art. 10 della legge regionale n. 11 del 16 marzo 1994 “Norme di attuazione della legge-quadro sul volontariato”, per molti anni ne ha ricoperto la prestigiosa carica di vicepresidente con funzioni vicarie dell’assessore regionale al Welfare. Secondo la citata legge regionale, spetta infatti all’assessore regionale in carica ricoprire il ruolo di presidente dell’Osservatorio le cui funzioni può affidare al vicepresidente, nominato fiduciariamente dalla Giunta regionale tra gli eletti dell’Assemblea.
Nel corso della sua lunga carriera di giornalista, scrittore, sociologo, cittadino attivo e volontario ha ricevuto molti riconoscimenti e premi (“Un amico per la comunicazione” di Fidas 2013, “Galantuomo 2014”, “L’eccellenza 2014”, “Percorsi 2017” e altri ancora).
Oltre 35 tra pubblicazioni e ricerche condotte in diversi ambiti di studio e militanza. La poliedrica produzione, il suo infaticabile agire, narrano una figura per molti aspetti singolare. Nelle poche righe che seguono e che non renderanno merito di tanta complessità, cercherò di tratteggiare il profilo più prossimo alla reale identità.
Sociologo, giornalista, faro del volontariato salentino, da sempre attivista e sostenitore di grandi cause ambientaliste e umanitarie.
Da sociologo e statistico ha condotto e curato molte ricerche e indagini in campo sociale, ambientale, della salute, civile. La prima ricerca strutturata sul volontariato in Puglia (2011), negli anni che lo vedono alla guida del Coordinamento regionale dei Centri di servizio per il Volontariato pugliesi, commissionata dalla Regione Puglia, assessorato al Welfare, consente di tratteggiare per la prima volta il volto del volontariato pugliese, le sue caratteristiche, le peculiarità. Tuttavia l’abilità di Luigi non risiede solo nelle visionarie intuizioni, nello sguardo lungo, teso all’orizzonte di senso, ma nella traduzione delle idee e delle visioni in una accessibile e pervasiva modalità di comunicazione.
Un anno prima, nel 2010, alla guida del Csv Salento, si fa promotore di un’inedita iniziativa: quella di leggere i bisogni del territorio dal punto di vista dei cittadini attivi. Nasce “Visti da noi. Lo sguardo del volontariato sui bisogni del territorio”, sette dossier tematici e cinque focus che indagano la realtà della provincia di Lecce. Destinatarie le associazioni, le istituzioni e il mondo della politica. Si tratta di povertà, salute, disabilità, psichiatria, carcere, ambiente, immigrazione, donazioni, devianze, cultura, famiglia, protezione civile. La lettura e la rappresentazione della realtà per la prima volta non sono riservate al solo titolo accademico e, di pari passo, l’analisi del dato è arricchita dalla narrazione di un punto di vista quasi mai esplorato o invocato esclusivamente in specifiche situazioni: quello del volontariato. Ne nasce un “noi” appunto che, fino a quel momento, non aveva mai avuto diritto di cronaca, se non nelle edulcorate narrazioni circa la potenza salvifica dei volontari benefattori, angeli custodi nelle tragedie umane. Quel “noi” si afferma dunque per la prima volta come definito dai tratti della competenza, della conoscenza, dello studio, non solo animato dall’impegno della buona e generosa volontà. Penso si debba a Luigi, in provincia di Lecce, all’interno di un movimento politico più complesso e ampio, l’avvio di un percorso di riconoscimento del volontario e del volontariato come soggetto politico, capace cioè di proporre politiche, interlocutore alla pari di istituzioni e altri soggetti privati.
Ma come raccontare tutto questo affinché sia realmente fruito da tutti e come renderlo “appetibile” alla stampa locale, “notiziabile”, avrebbe detto in una delle sue immancabili lezioni di giornalismo di frontiera? In molti hanno conosciuto l’abilità comunicativa di Luigi tesa tra paradosso, similitudine e metafora, con il solo obiettivo di arrivare alla testa di tutti. Un esempio chiarisce questa peculiarità. L’anno precedente, nel 2009, alla guida della rivista mensile “Volontariato Salento” conduce la prima inchiesta sul “Sistema depuratori nel Salento”, un vero e proprio viaggio nell’incuria di Comuni, Provincia e Regione che tratteggia una mappa con un quadro allarmante della situazione nella provincia di Lecce. La minaccia ambientale è grave e occorre intervenire in maniera tempestiva. “Un sistema di depurazione mal gestito e incontrollato, come quello emerso dall’indagine, ha conseguenze di proporzioni drammatiche – dichiarò Luigi ai giornali. Per dare un’idea, è come se 18 chilometri di camion di autospurgo o 39 piscine olimpioniche ogni giorno venissero gettati in mare oppure in falda”. Ecco fatto, non occorreva più parlare di carica batterica, dei danni chimici usando le formule scientifiche altisonanti, a tutti fu chiaro che era necessario intervenire e che occorresse farlo con grande solerzia.
Il filone ambientale era passione per la terra, per l’ekos, la casa, senso di appartenenza, visione animistica che ha pervaso tutta la sua vita da quando, sin da piccolo, scorrazzava, “carcagni tosti”, come soleva ricordare fossero i corsanesi, sulle asperità appuntite degli scogli di Novaglie, alle recenti lotte note ai più.
Una delle sue ultime battaglie ha tenuto banco sulla stampa nazionale e internazionale e animato un acceso dibattito tra scienziati, politici e magistrati: quella a fianco dei cittadini e degli agricoltori contro l’eradicazione degli ulivi in Salento aggrediti da disseccamento rapido e dalla Xylella fastidiosa e la denuncia del massivo sfruttamento dei territori e delle risorse naturali da parte delle grandi multinazionali. Era partigiano, sceglieva da che parte stare con cognizione, supportato dallo studio incessante, quotidiano, immancabile compagno di strada del suo andare. E da quella parte rimaneva, a tutti i costi. E i costi a volte erano salati: denunce intimidatorie, persecuzioni, delegittimazione.
Ha ricoperto ruoli di responsabilità e di vertice, ma ha saputo essere anche un leale e acuto collaboratore. Per più di trent’anni, fin dalla nascita dell’Eurispes, ente privato internazionale che opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale sin dal 1982, ha collaborato e sostenuto l’Istituto di ricerca divenendo uno dei referenti più attivi in Puglia fino a dirigerne la sede territoriale. Ha partecipato alla stesura di diverse edizioni del Rapporto Italia e del Rapporto Agromafie. Sua l’idea di promuovere, assieme all’Eurispes, diversi studi sulla realtà del volontariato e dell’associazionismo.
Dal 2000 è stato direttore del personale presso la struttura dei Padri Trinitari di Gagliano del Capo, per la cura e la riabilitazione delle persone con disabilità. Era questa la sua attività lavorativa prevalente, con un occhio ai file excel della programmazione oraria, e il cuore ai suoi “ragazzi” con cui aveva relazioni di autentico affetto e attaccamento, perché non aveva mai smesso di essere il volontario che sin dall’età giovanile si prendeva cura delle persone con disabilità, con amorevolezza e il suo immancabile sorriso.
Da giornalista professionista (tessera dal 1999) ha scritto e ha diretto molte testate che riassumono lo studio, l’impegno e le passioni di tanti anni. Se ne citano solo alcune. Tra quelle a carattere religioso: Il Regno e Testimoni del Centro Editoriale dehoniano di Bologna, ha diretto Il Segno di Corsano, Matching Job di Tricase, è stato per 22 anni caporedattore della rivista mensile In cammino con San Gerardo di Caposele, per 18 anni Caporedattore della rivista internazionale SCIC di Roma della congregazione delle Suore dell’Immacolata concezione di Ivrea, per quindici anni Direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni e della Cultura della Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e Direttore del mensile diocesano il Faro. Nel 2008 è stato Responsabile della comunicazione del viaggio apostolico di Benedetto XVI a Santa Maria di Leuca. In campo sociale, culturale e del volontariato: per 14 anni Direttore Responsabile del mensile Volontariato Salento,
per sei anni Direttore responsabile del mensile Paese Nostro, ha ideato e diretto il magazine dei CSV della Puglia Volontariato Puglia, nel 2016 ha ideato una web tv sul Terzo Settore, 3webTV, con migliaia di follower.
Collaboratore di “Mondoradio Tuttifrutti” dalle cui frequenze a partire dal 2007 ‒ con le due trasmissioni Caffè al Limone e Fatti&Opinioni, ha spesso denunciato l’inquinamento ambientale della sua amata regione e in particolare del Salento ‒ si è da sempre battuto contro le ingiustizie sociali.
È stato protagonista di importanti battaglie civili come quelle contro le privatizzazioni delle coste, della Statale 275 e del gasdotto Tap, insieme alla forte denuncia dell’incremento delle neoplasie causate dall’inquinamento dei territori pugliesi e non solo. Si è fatto promotore di una complessa mappatura di tutte le zone sospettate di ospitare discariche abusive nell’area salentina, ha scoperchiato il vaso di Pandora del territorio salentino tappato da inconsapevolezze e omertà.
Sua l’inedita idea di fare dell’art. 118 ultimo comma della Costituzione, un cantiere di operosità nel segno della sussidiarietà orizzontale. I “Cantieri della sussidiarietà” hanno attraversato tutti i Comuni della provincia salentina per informare sulle tematiche della salute e dell’ambiente, denunciare e tradurre in proposta soluzioni percorribili. Un investimento informativo sulla responsabilità civile per una cittadinanza attiva, consapevole e critica che mai nessuno, prima dei “Cantieri”, come ormai sono noti ai più, aveva fatto.
Homo civicus, secondo il manifesto politico-culturale di Franco Cassano, votato alla tutela e alla valorizzazione dei beni comuni, intesi nella loro più ampia accezione, con il lavorìo costante ad associare gli uomini e le donne per difendere i beni comuni e per fare dell’impegno civile non l’eroico agire ma il punto mediano del possibile.
Spirito libero, a tratti risolutamente ribelle, era pervaso da un insospettabile afflato poetico. Alla poesia concedeva di penetrare il suo animo e ad essa affidava passioni, struggimenti, profonde solitudini. Alla poesia accordava lo spazio della meditazione, immaginando l’eremitaggio come forma di accordo con la parte più intima del suo animo. I suoi versi e le sue prose strettamente privati, sono custoditi secondo la sua volontà.
Aveva un piano nella vita, in ogni anfratto del pensare e dell’agire, la ricerca di Verità e Bellezza.
Luigi Russo: il volontariato come impegno sociale e “politico”
di Guido Memo
Premessa
Quella che segue è testimonianza del lavoro che abbiamo svolto fianco a fianco con Luigi nell’ultimo periodo della sua vita, riguarda sopratutto il ruolo che svolse come Presidente di Csvnet Puglia, il Coordinamento dei Centri di sevizio al volontariato regionale e come esponente del Coordinamento nazionale dei Csv. La gran parte di questo libro è relativo all’impegno sociale e politico, come volontario e cittadino attivo, svolto da Luigi nel Salento, meno conosciuto è il contributo che diede anche a livello regionale e nazionale nelle vicende riguardanti il Volontariato, quindi mi è parso utile ricordare le battaglie che decidemmo e facemmo assieme, pensando in particolare a un ruolo diverso da quello, ahimè, oggi prevalente per i Csv.
Contestualmente vorrei cercare di mettere in luce la sua posizione culturale e “politica” nell’ambito del mondo del volontariato, la sua visione del volontariato come partecipazione e cittadinanza attiva.
Quando ho conosciuto Luigi
Era il 2007, lui era appena diventato presidente del Csv Salento, io stavo finendo di lavorare alla costruzione del sistema dei Centri servizio al volontariato (Csv da qui in avanti) in Italia. Era un incontro dell’assemblea di Csvnet, il Coordinamento nazionale dei Csv, a Roma in piazza Indipendenza, vicino a Termini, nell’allora bella sede dei Csv del Lazio. Mi ricordo che parlammo delle vicende che lo avevano portato un po’ casualmente a diventare Presidente del Csv (il Presidente uscente si era dovuto dimettere per irregolarità amministrative). Era estate o primavera inoltrata, faceva caldo e la riunione si stava svolgendo nel “Salone degli affreschi” che si affaccia su Piazza Indipendenza, dove sulla destra c’è il Consiglio superiore della magistratura e a sinistra c’era la sede de la Repubblica, io ero sul balcone e Luigi mi raggiunse, si presentò e mi raccontò cos’era successo.
Insieme per rinnovare il sistema dei Csv
Passarono però alcuni anni prima che avessimo l’occasione per di poter lavorare effettivamente assieme con Luigi, nel gennaio del 2011 dalla sottosegretaria al Ministero del Lavoro Cecilia Guerra fui nominato nel Co.Ge. della regione Puglia (Comitato di gestione dei fondi speciali per il volontariato) e ne divenni vice presidente.
La mia intenzione era vedere se era possibile sperimentare un processo di innovazione del sistema dei Csv e trovai subito interessato sia il Co.Ge. stesso e poi soprattutto Luigi, che in quel periodo era Presidente del Coordinamento regionale dei Csv della Puglia. Soprattutto Luigi perché in realtà potei constatare solo dopo quanto la sua visione fosse nettamente più avanzata di quella presente negli altri Csv della sua regione e non solo. L’idea che elaborammo assieme e proponemmo era sia quella di rafforzare la collaborazione tra i Csv a livello regionale, sia di realizzare delle economie di scala, ma soprattutto di poter dedicare delle risorse, come scrivemmo allora, ad “una più alta qualificazione, al consolidamento e allo sviluppo del sistema dei Csv pugliesi”. “Una più alta qualificazione” affinché queste strutture al servizio al volontariato, insieme alle stesse Odv, diventassero effettivamente interlocutori della Regione, l’ente che programma una parte rilevante delle politiche su cui interviene il volontariato. Questo avrebbe permesso di avviare concretamente un rapporto nuovo di collaborazione tra le politiche pubbliche regionali e dei Comuni e l’azione del volontariato, tutto ciò secondo il principio di sussidiarietà stabilito dalla nostra Costituzione all’u.c. dell’art. 118: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Senza dimenticare, cosa che Luigi aveva ben chiaro, che doveva trattarsi di una collaborazione tra “l’autonoma iniziativa dei cittadini” e le istituzioni pubbliche, cioè non una collaborazione subalterna, come purtroppo spesso vorrebbero coloro che operano nelle istituzioni pubbliche, da secoli abituate ad avere il monopolio della rappresentanza degli interessi generali.
Nel corso del 2013 facemmo un gruppo di lavoro comune tra Co.Ge. e Coordinamento regionale, Csvnet Puglia, analizzando le attività dei Csv e indicando per ciascuna area di attività quali potevano essere svolte in collaborazione tra i Csv a livello regionale e per la programmazione 2014 decidemmo di avviare la sperimentazione su quattro aree di attività: contabilità comune, database comune, rivista regionale online, formazione. In questo quadro avviammo diversi gruppi di lavoro comuni per ciascuna di queste attività.
La riforma del Terzo Settore
Ma proprio nel corso del 2014 altre questioni di carattere nazionale finirono per imporsi, facendo arenare anche il nostro tentativo di rinnovare il sistema dei Csv pugliesi, che già aveva trovato non poche difficoltà nelle caratteristiche stesse dei Centri della regione. In Puglia come nella maggior parte delle regioni italiane i Csv erano stati costituiti, qui nel 2001/2002, di carattere provinciale. Questo certamente da un lato aveva avvicinato la gestione dei Csv, che la legge assegnava allo stesso volontariato, alle associazioni del territorio, dall’altro ha facilitato anche la collaborazione con i Comuni, che sono i principali interlocutori del mondo del volontariato. Non ci si può però nascondere che se guardiamo alla co-programmazione e co-progettazione delle politiche pubbliche e prima ancora alle scelte politiche che devono essere prese prima di programmare degli interventi, l’interlocuzione dovrebbe essere innanzitutto con la Regione, che decide e programma una parte rilevante delle politiche su cui interviene il volontariato, ripartendo anche le risorse disponibili.
Constatammo però all’avvio del tentativo di rinnovamento del sistema dei Csv pugliesi, che indubbiamente Centri troppo “localistici” non riuscivano ad avere sia la visione più ampia necessaria, ma anche l’autorevolezza, per interloquire con la Regione, ognuno era attento essenzialmente ai problemi e alle dinamiche locali e non vedeva più in là, coordinare la loro azione a livello regionale era veramente arduo.
Altro però interruppe quel lavoro che avevamo iniziato con Luigi.
All’inizio del 2014 Luigi mi cercò. Con Salvatore Capone, deputato del Salento, avevano pensato di presentare una proposta di riforma della legge quadro del volontariato, la 266/91. Ci vedemmo in Parlamento con Capone e un altro parlamentare, Edo Patriarca, che veniva dal mondo del volontariato. Lavorammo con Luigi, Daniele Ferrocino, Francesco Marsico della Caritas nazionale, Capone e Patriarca e ne venne fuori effettivamente una proposta di legge di rinnovamento della 266/91, presentata il 22 dicembre 2014 dai due deputati.
Anche quel lavoro però finì per contribuire a mettere in moto altro.
Alla Festa del volontariato del Cnv a Lucca il 12 aprile dello stesso anno Matteo Renzi, appena insediatosi presidente del Consiglio, dopo aver costretto alle dimissioni Enrico Letta, annunciò l’intenzione non solo o non tanto di modificare la 266/91 quanto l’insieme della legislazione riguardante il Terzo Settore (TS da qui in avanti). Poi del 13 maggio sono le Linee guida per la riforma del Terzo settore approvate dal Governo, che danno inizio al cammino parlamentare della riforma. Riforma che si concluderà in una prima fase il 18 giugno 2016 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge n. 106 di delega al Governo ad emanare entro un anno cinque decreti legislativi (che potevano essere corretti con ulteriori decreti legislativi entro il secondo anno) e cioè: sul riordino complessivo delle norme in materia, sul servizio civile universale, sul cinque per mille, sull’impresa sociale, sulla riforma del codice civile.
Il 17 maggio mi incontrai con Luigi a Milano nel corso della III Conferenza organizzativa di Csvnet, che si teneva nel centro storico della città, proprio di fronte al complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie in Corso Magenta, che ospita il Cenacolo di Leonardo, accanto anche al luogo dove il genio del Rinascimento abitò nel suo quasi ventennale lavoro a Milano.
Ho risieduto a lungo a Roma, ora a Ostuni, ma a Milano sono nato, lì sono cresciuto e mi sono formato nei movimenti sociali e politici che hanno preceduto e seguito il ’68 studentesco e l’”autunno caldo” del ‘69. Conosco come le mie tasche quella zona e quel Corso, ci sono passato centinaia di volte andando in centro città da casa mia, ad es. per andare al “Carlo Cattaneo”, la scuola per geometri che frequentai negli anni sessanta. Inoltre quello è uno degli angoli più belli di Milano, rimasto quasi intatto nei secoli, è una via quasi priva di esercizi commerciali, dominata dalla chiesa con il tiburio progettato dal Bramante e il Cenacolo da un lato e il monumentale “Palazzo delle Stelline” del ‘600, l’antico orfanotrofio femminile dall’altro lato. Quell’orfanotrofio, insieme a quello per i maschietti, i Martinitt, funzionò sino agli sessanta e tra quegli orfanelli uscirono anche industriali di successo come Angelo Rizzoli fondatore dell’omonima casa editrice, Leonardo Del Vecchio tutt’ora patron del principale gruppo industriale leader nel mondo nella costruzione di occhiali e Edoardo Bianchi delle celebri biciclette (e auto): evidentemente nel ‘900 l’ascensore sociale funzionava a Milano meglio di adesso.
La Conferenza di Csvnet si teneva proprio al “Palazzo delle stelline”, di proprietà del Comune è stato riadattato alla fine del ‘900 ad albergo e centro congressi. Un po’ perché il luogo è un po’ casa mia, un po’ perché ero a Milano, passai un pomeriggio dalla Conferenza per salutare qualcuno e vedere come andava, finii per trascorre la serata con Luigi e Antonio Quarta, il direttore del Csv di Lecce. Ero giunto alla Conferenza nel momento in cui i nove Gruppi di lavoro che avevano affrontato diverse questioni in campo tenevano le relazionavano sui loro lavori in assemblea plenaria, a partire dalle quali si svolse una discussione. Ero rimasto un po’ sbigottito da quelle relazioni sul lavoro dei Gruppi, erano di una povertà culturale che mi preoccupava molto, in quelle condizioni mi pareva che il sistema dei Csv non sarebbe andato molto lontano. Il lavoro che avevo fatto in oltre un decennio, prima per far applicare la legge che li prevedeva i Csv e poi per curarne l’istituzione in quasi tutte le regioni, mi parve a rischio nella funzione democratica che, quando li istituimmo, pensavamo avrebbero dovuto svolgere. I Centri, se quella lì esposta era la cultura che li permeava, mi parevano senza prospettive di sviluppo.
Con Luigi andammo a bere qualcosa al Bar Magenta a una fermata di tram, bar noto nella Milano del ’68/’69 perché era un luogo di incontro della contestazione studentesca, in particolare della vicina Università cattolica. Parlammo e constatai che su quella Conferenza Luigi aveva esattamente la mia stessa opinione, ci ripromettemmo quindi che avremmo fatto qualcosa per cambiare le cose.
La riforma del TS e il ruolo dei Csv
Il primo tentativo che facemmo fu quello di cercare di cambiare il senso di marcia dei Csv e in particolare del loro Coordinamento nazionale. Dopo la crisi internazionale finanziaria e poi economica del 2008, si erano praticamente ridotti a un quarto i finanziamenti da parte delle Fob, (le Fondazioni di origine bancaria) stabiliti dall’articolo 15 della legge 266/91. Questo era indubbiamente in parte determinato dalla riduzione dei proventi delle Fob, che investivano il loro patrimonio nel mercato finanziario internazionale, ma le normali loro erogazioni filantropiche (che per legge devono essere almeno il 50% dei proventi) si erano ridotte “solo” della metà, non a un quarto come per il finanziamento ai Csv. In realtà Csvnet aveva accettato una progressiva modifica, in peggio, degli accordi che erano stati siglati nel 2005 tra Fob e mondo del Volontariato e del TS.
La crisi economica indubbiamente aveva pesato, le risorse contano, ma la questione principale era di carattere culturale e di cultura politica in particolare, del resto alla riduzione di quei finanziamenti poteva resistere, come poteva essere compensata da altri finanziamenti, se si avesse avuto un’idea e una strategia di sviluppo dei Csv, al servizio della partecipazione e della democrazia italiana.
Se si ritiene:
– che la cittadinanza attiva sia una risorsa importante per i destini democratici del Paese;
– che questa funzione non può essere svolta senza una qualificazione e formazione adeguata;
– che si deve trattare di una qualificazione e formazione per l’insieme delle organizzazioni della cittadinanza attiva, di cui le organizzazioni di volontariato della 266/91 erano una parte;
si ha un orientamento all’altezza dei problemi del Paese.
Si ha allora anche la forza e la capacità di convincere i propri interlocutori della necessità di perseguire un disegno più generale di sviluppo e salvezza del sistema della democratico, della stessa democrazia rappresentativa, una grande invenzione della modernità, entrata in crisi anch’essa da tempo e che coniugata con la crescente partecipazione diretta dei cittadini potrebbe rinnovare e rafforzare il sistema democratico.
Senza questo orizzonte i Csv si riducono inevitabilmente a organizzazioni che forniscono prevalentemente servizi di carattere tecnico/burocratico (come ci si iscrive ai registri, come si tiene la contabilità, come ci si adegua al mutamento delle norme e alla riforma del TS, quale è la mia fiscalità …), cose tutte utili e necessarie, ma che mano mano che cresce il mondo delle organizzazioni di volontariato imparano a fare da sé, condannando i Csv all’irrilevanza.
Un orizzonte diverso da quello che si stava delineando era per i Csv possibile?
Forse era pretendere troppo da organizzazioni, in parte di carattere solamente assistenziale, in una fase storica in cui sono appunto le grandi correnti ideali che hanno percorso l’800 e il ‘900, non solo del nostro Paese, ad essere in profonda crisi? Si tutto questo è in parte vero, ma l’opera di Luigi e la rispondenza che trovava nello stesso tessuto associativo del Salento, dice che una strada più ambiziosa è possibile.
Io avrei voluto che Luigi si candidasse a fare il nuovo presidente di Csvnet nazionale, lui inizialmente accettò, ma poi penso preoccupato dall’impossibilità di assolvere a un simile gravoso compito nazionale come volontario, poi dall’estrema appendice del Salento, conciliando il tutto con gli altri impegni che aveva, sempre da volontario, di Presidente di Csv Salento, ma anche con gli impegni del lavoro necessario ad aver un reddito, comprensibilmente questa prospettiva sfumò.
Tentammo comunque di cambiare la linea del gruppo dirigente di Csvnet nell’assemblea di rinnovo del Consiglio direttivo che si tenne sempre nel 2014 a fine novembre a Roma in Piazza del Gesù, di fronte a quella che era stata per decenni la sede della Dc. Inutile però fu anche scrivere un buon documento, non lo si poté neppure esporre, mi tolsero dopo alcuni minuti la parola, naturalmente con argomentazioni burocratiche che indicavano l’incomprensione delle questioni in campo da parte di chi dirigeva allora Csvnet. La reazione del gruppo dirigente uscente fu di totale chiusura, segno delle sue debolezze culturali e politiche, come puntualmente avvenne anche nel dibattito e nello scontro su quale riforma per i Csv.
La riforma e il volontariato
La riforma registra positivamente l’esistenza di un settore non profit volto agli interessi sociali di un gruppo, di una categoria o agli interessi generali della società, allarga le facilitazioni fiscali pensate per le Onlus a tutti gli enti di TS (anche se queste misure fiscali sono tutt’ora praticamente inattuate), aggiorna e amplia la normativa riguardante l’impresa sociale, riordina e rilancia il servizio civile universale, migliora il meccanismo del cinque per mille e lo consolida e aumenta. Non è invece stato riformato il Codice civile come previsto.
A fronte di tutto ciò però aumentano i controlli, cosa che da un punto di vista fiscale e per gli enti con un bilancio rilevante può essere giustificato, visto che la riforma stabilisce l’ampliamento della platea degli enti che possono godere di facilitazioni fiscali. Controlli che però non hanno alcun senso per le attività di cittadinanza attiva e per le organizzazioni di volontariato più piccole. Persino lo stesso Codice civile italiano approvato in pieno Fascismo e in piena guerra, considerava questo mondo come quello delle libertà dei cittadini con scarsi controlli pubblici. Anche la legge quadro del volontariato 266/91 promuoveva “il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove[va] lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia“, poneva obblighi non solo fiscali a carico delle Istituzioni pubbliche, non richiedeva l’iscrizione al Registro regionale del volontariato per essere riconosciuta come organizzazione di volontariato, l’obbligo dell’iscrizione era solo per chi aveva convenzione con l’ente pubblico. Convenzione, che comunque non necessitava di bando per assegnare un ruolo pubblico all’organizzazione di volontariato. La 266/91 in buona sostanza poneva obblighi sia alle Istituzioni pubbliche, come alle Organizzazioni di volontariato, ma tra queste ultime solo a quelle che erogavano servizi pubblici, non ha chi si voleva solo impegnarsi per il bene comune. Con la riforma è invece obbligatoria per tutti l’iscrizione al Runts (il Registro unico nazionale del terzo settore) con le relative incombenze burocratiche e i relativi controlli, anche se l’associazione svolge attività di nessuna rilevanza economica. Ma forse è proprio nel caso dei Csv che più emerge la volontà di limitare e controllare, piuttosto che promuovere “partecipazione, solidarietà e pluralismo”.
In generale il Codice del TS considera appunto gli enti di TS più come erogatori di servizi pubblici, a cui concedere facilitazioni fiscali e su cui giustamente esercitare controlli, mentre l’aspetto della partecipazione e della cittadinanza attiva, anche se richiamata nei principi generali, è presente operativamente nel solo art. 55, quello relativo alla co-programmazione e co-progettazione. Un articolo indubbiamente importante e positivo, come ha rilevato la Consulta in una sua recente sentenza, ma appunto è un articolo che guarda all’“amministrazione condivisa”, all’erogazione e alla gestione dei servizi pubblici, mentre dal Codice non viene un aiuto ad affrontare il problema sempre più drammatico della crisi della democrazia rappresentativa in Italia (e non solo in Italia) e al contributo che possono dare a superarla la cittadinanza attiva e il principio di sussidiarietà, pur citato nella riforma.
Il TS è composto sia da organizzazioni che erogano servizi, ma anche da organizzazioni che negli ultimi decenni hanno contribuito in maniera determinante all’elaborazione e alla proposta di nuove politiche pubbliche, di fondamentali diritti civili, di un nuovo modello di sviluppo più solidale, giusto e sostenibile. L’iter che porta alla formulazione e all’approvazione delle leggi nazionali e regionali, all’emanazione delle più importanti delibere degli enti locali dovrebbe considerare il confronto con queste realtà, prevedendo forme di dibattito pubblico che le coinvolgano nell’iter legislativo, ampliando al territorio e rendendo sistematica anche per la legislazione regionale la pratica delle consultazioni parlamentari o il diritto di tribuna. Un coinvolgimento da attuare anche nella verifica del funzionamento delle leggi e dei provvedimenti. Ma penso anche ad altre procedure di democrazia deliberativa e partecipativa, nelle quali gli enti di TS potrebbero svolgere una funzione importante di raccordo con l’insieme della Comunità e dei cittadini. Sino a dare finalmente un ruolo diverso alle diverse Consulte o Conferenze istituzionali (a livello nazionale, regionale o comunale) dei soggetti del TS, che in genere, al di là di rari casi, è stato del tutto privo di qualsiasi incisività.
Riforma e Csv, un occasione mancata
Il dibattito che si sviluppò sulla riforma fu appassionante e faticoso, che non fu facile far giungere la voce del Volontariato al Parlamento. Comunque ci fu un dialogo sia con il Parlamento, attraverso le consultazioni da parte della Commissione affari sociali della Camera e della Commissione affari costituzionali del Senato dove fu dibattuta la legge delega, molto meno successivamente con il Governo che si scelse alcuni suoi interlocutori. L’indirizzo che prevalse fu quello che ho illustrato precedentemente, con una maggiore apertura da parte del Parlamento e una tendenza da parte del Governo a svolgere una mediazione tra i diversi interessi e soggetti in campo senza una propria strategia.
Quanto al funzionamento e al ruolo dei Csv, la discussione in Csvnet sulla riforma iniziò già dopo l’uscita delle “Linee guida per la riforma del Terzo settore” e si protrasse dalla fine del 2014 sino sostanzialmente all’approvazione nel 2018 da parte del Governo dell’ultimo decreto legislativo di modifica al Codice del TS.
Il Parlamento su questo punto prevalentemente introdusse novità positive, come l’allargamento del sostegno dei Csv ad un’area più estesa di cittadinanza attiva, dalle Odv all’insieme dei volontari presenti nel TS, allargamento di cui con Luigi e altri eravamo stati promotori. Positiva, sempre per i Csv, la certezza dei fondi di finanziamento attraverso una programmazione triennale, attribuendo le “risorse finanziarie anche in applicazione di elementi di perequazione territoriale”; come positiva fu la sottolineatura della necessaria gestione democratica dei Csv.
Contemporaneamente però la legge delega prevede esplicito divieto ai Csv di sostenere la progettazione sociale delle Odv attraverso erogazioni dirette in denaro, ribaltando così le precedenti linee di indirizzo della Ministra Livia Turco e della Presidenza del Consiglio, Dipartimento affari sociali, che ne autorizzava l’uso, assolti i compiti di servizio che comunque erano ribaditi come prioritari. Così come la legge delega ha mantenuto la gestione dei Csv da parte delle stesso mondo del volontariato, ma a differenza di prima escludendo la presenza anche minoritaria delle cooperative sociali e altri enti tra i soci dei Csv, come invece nel 1997 si era concordato tra mondo del volontariato e governo, coopsociali che avevano in alcuni casi dato un contributo importante alla loro costituzione e che possono anch’esse avere volontari attivi al loro interno, che i Csv hanno l’obbligo di sostenere.
Nell’aprile del 2016 erano cominciati colloqui tra Acri, Forum del TS e Csvnet, colloqui che portarono nel novembre dello stesso anno ad un’intesa, Proposte per la nuova articolazione e il funzionamento del sistema dei centri di servizio per il volontariato in attuazione della legge 106/2016. Intesa che fu ripresa quasi letteralmente nel Codice del TS da parte del Governo. Nelle Proposte vengono introdotte alcune innovazioni di cui con Luigi eravamo stati i primi promotori:
– introdurre un credito di imposta per il finanziamento dei Csv da parte delle Fob, in ottemperanza al dovere per lo Stato e le altre istituzioni pubbliche di sostegno alla cittadinanza attiva, previsto dal principio di sussidiarietà presente in Costituzione, che stabilisce che le articolazioni dello Stato “favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”;
– introdurre in legge un meccanismo che garantisse una perequazione tra le regioni, problema risolto con la costituzione di un Fondo Unico Nazionale e non diversi fondi regionali come era in precedenza, cosa che permette un’equa ripartizione dei fondi tra le Regioni.
Nelle Proposte per la nuova articolazione e il funzionamento del sistema dei centri di servizio per il volontariato prevale però sostanzialmente la volontà, comprensibile ma miope se diventa il criterio principale a cui ispirasi, delle Fob di contenere il finanziamento ai Csv e di impedire “sprechi” nell’uso delle risorse da esse conferite in attività da loro non apprezzate, mentre molto debole, se non assente, è, come nell’insieme del Codice del TS del resto, quella visione “politica” del volontariato che è stata l’originalità dei fondatori del movimento di volontariato in Italia, come per Luciano Tavazza, ma non solo lui.
Precisamente nelle Proposte…:
– l’Atto di indirizzo Visco del 2001 veniva proposto diventasse legge. Si tratta di un provvedimento amministrativo dell’allora Ministro dell’economia Vincenzo Visco, atto non legislativo quindi, che andava a invece a incidere sul meccanismo esplicitamente previsto nella legge 266791 riducendo della metà il finanziamento dei Csv. Gli stessi Csv insieme ad alcune Odv nazionali, quelle socie del Cesiav e cioè Ampas-Arci-Auser, contestarono di fronte al Tar del Lazio e al Consiglio di stato l’Atto di indirizzo, ottenendo liberamente da Acri sulla base di quella impugnazione e in una trattativa, sia misure perequative in particolare a favore dei Csv del Sud che mancavano del tutto, come la costituzione di Fondazione con il Sud nel 2006, inizialmente proposta nelle trattative dalle stesse fondazioni. L’Atto di indirizzo Visco invece nelle Proposte del 2016 da atto amministrativo impugnabile diventa legge, senza mantenere però da parte delle Fob gli impegni con presi l’accordo nel 2005, escuso il finanziamento di Fondazione con il Sud, così il finanziamento dei Csv da parte delle Fob viene definitivamente così ridotto definitivamente a solamente 1/30 non a 1/15 dei proventi delle Fob come stabiliva la 266/91, salvo erogazioni superiori decise dall’Organismo nazionale di controllo dei Csv, dominato numericamente dalle stesse Fob.
– Il nuovo bacino di utenza dei Csv proposto seguiva criteri esclusivamente di ottimizzazione della spesa, non di rapporto tra Istituzioni pubbliche e attività delle organizzazioni della cittadinanza attiva, stabilendo solo un bacino minimo costituito da un milione di abitanti per Csv o da una città metropolitana, che nella nostra legislazione vanno da Roma con oltre quattro milioni di abitanti a Cagliari dieci volte più piccola.
– Se i Co.Ge. certamente andavano riformati, nelle Proposte … e nel Codice del TS vengono ridotti ad articolazione subalterna dell’Organismo nazionale di controllo, tagliando ogni possibilità che questo organismo fornisse un rapporto virtuoso con le Regioni e le altre istituzioni locali.
– Si riduce infine l’autonomia del mondo del volontariato che gestisce i Centri, poiché è compito dell’Onc, in cui la presenza delle Fob e maggioritaria, stabilire gli “indirizzi strategici” dei Csv, compito che nell’art. 15 della 266/91 e nel relativo decreto ministeriale che ne regolava l’istituzione era di competenza delle organizzazioni di volontariato, che li gestiscono.
Il decreto legislativo da parte del Governo che regola la materia riguardante il TS, come abbiamo già scritto, sostanzialmente per quanto riguarda i Csv ha ripreso le Proposte… formulate dall’accordo tra Acri/Csvnet/Forum TS. Con Luigi e altri organizzammo una mobilitazione del volontariato con la campagna La parola ai volontari, a cui aderì un gruppo di Csv, la Convol, alcuni studiosi tra i più autorevoli sull’argomento.
Fu una mobilitazione che vide protagonisti i Csv del Salento insieme a tanti altri in Italia, ma che ottenne limitati risultati: si attenuò la dimensione delle reti di TS prevista dal Codice, che nel caso del volontariato delinea una realtà molto rara in Italia; quanto ai Csv l’unica modifica di rilievo fu su nostra proposta che dove erano stati costituiti a dimensione regionale rimanevano tali, senza spezzettare queste realtà positive, come invitavano di fatto sia le Proposte… come la prima bozza del decreto, stabilendo il limite invalicabile di un milione di abitanti. Contemporaneamente però, proprio su questo punto del bacino di utenza dei Centri, il Governo introdusse una specifica quantomeno curiosa: che cioè si poteva istituire un Csv non solo per ogni città metropolitana, ma anche per “ogni provincia con territorio interamente montano e confinante con Paesi stranieri ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56”, applicazione curiosa della legge che quasi equiparava i Csv a una trincea di difesa dallo “straniero”, per di più anacronistica nella UE e che giustamente non ha in seguito trovato alcuna applicazione.
Conclusioni
Nel Volontariato e nel TS sostanzialmente convivono dagli anni ’70 due anime: entrambe di fronte ai problemi e ai mali del mondo si impegnano per soccorrere, per assistere le vittime di quei mali senza aspettare che lo facciano le istituzioni pubbliche, ma mentre la componente più tradizionale si limita ad un opera di assistenza, la novità del volontariato che cresce a partire dagli anni settanta è che si impegna anche affinché le cause di quei mali siano rimosse, orientando cittadini e l’intervento pubblico, che non deve scomparire, visto che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Entrambe queste componenti sono cresciute dagli anni ’70 e nell’insieme sono cresciuti molto sia il TS, che le attività non profit in generale e tutto ciò è testimonianza di processi sociali ed economici importanti in atto.
Da un lato la crescita delle istituzioni non profit in generale segnala che una parte ancora minoritaria, ma in continua crescita, delle attività sociali “private” non è più regolata da finalità di lucro, ma di utilità sociale. Essendo attività private non sono frutto di una scelta politica delle Istituzioni, che una maggioranza in Parlamento, o in Regione o in Comune può decidere e un’altra maggioranza in seguito può abolire. Sono attività frutto di libere e autonome scelte dei cittadini, che ne garantiscono la sostenibilità, sia attraverso il rimborso dei costi sostenuti per le attività svolte e i servizi forniti, o su libere donazioni di tempo e di lavoro, il volontariato, o di denaro.
Chi riceve un rimborso dei costi delle attività svolte, non svolge come un tempo un’attività caritatevole, ma anima un nuovo tipo di economia, di carattere sociale o solidale o civile che promuove lo sviluppo di un sistema economico diverso.
Queste attività poi si possono svolgere in una logica di cittadinanza attiva, tanto più, ma non esclusivamente, se si tratta di organizzazioni di volontariato. Prendiamo un’attività classica del volontariato come la protezione civile: una cosa è limitarsi a intervenire a soccorrere chi è rimasto travolto dall’esondazione di un torrente o di un fiume, altra intervenire affinché non vengano costruite case nell’area di espansione dei corsi d’acqua come spesso avviene, per questo necessita che il volontariato svolga anche un’azione “politica”, che cioè operi per diffondere una cultura ambientale diversa, intervenendo perché le istituzioni neghino permessi a costruire in aree a rischio, contrastando anche gli interessi di chi vuole così speculare.
Questo vale per qualsiasi tipo di attività, non solo quelle riguardanti beni comuni come ambiente, cultura, sanità, legalità o di promozione e tutela dei soggetti fragili.
Questo volontariato con una propria coscienza e azione politica autonoma era quello che praticava e promuoveva Luigi, quello che meglio interpreta il dettato costituzionale, sia dell’art. 3 secondo comma, che all’118 quarto comma.
Ma non si tratta solo di un volontariato che corrisponde così agli indirizzi della nostra legge fondamentale, è anche quanto di più abbiamo bisogno oggi. Le nostre istituzioni vivono da tempo una crisi profonda di legittimità non solo in Italia, non riescono più a regolare l’economia profit, la grande finanza che ha allargato negli ultimi decenni le disuguaglianze di classe e territoriali e mette a rischio la vita del pianeta con uno sviluppo non sostenibile. I partiti dovunque hanno perso credibilità, sono sempre più simili a comitati elettorali che inseguono disperatamente il consenso elettorale e gli umori dell’elettorato, invece di studiare e proporre strategie per il futuro e formare e guidare la nostra società nel legittimo dibattito tra analisi e strategie diverse. Praticamente tutte le politiche innovative di questi anni non sono venute dai partiti che avevano dominato la scena nel ‘900, ma da questo variegato mondo della cittadinanza attiva, che però in genere ha scarso peso nella gestione concreta delle Istituzioni. Occorre un mix tra democrazia rappresentativa, democrazia deliberativa e partecipativa se vogliamo rivitalizzare le nostre istituzioni e a questo pensavamo con Luigi che dovessero servire i Centri di servizio al volontariato, un obiettivo tuttora all’ordine del giorno che richiede sperimentazione e capacità di proposta e che certo la Riforma del TS nel caso dei Csv non ha aiutato. Non ci sono riposte già pronte su come connettere in maniera virtuosa democrazia rappresentativa e partecipativa, gestione della cosa pubblica e sussidiarietà, siamo in una fase di sperimentazione decisiva. I cantieri della sussidiarietà che organizzò Csv Salento nel 2014/2015 proprio a questo puntavano, cittadini attivi, istituzioni locali e sanitarie sui temi dell’ambiente e della salute, sulle malattie oncologiche anche nel Salento. Ma l’attività di Luigi mi pare sia stata sempre animata da questa consapevolezza, sia come presidente del Csv, ma anche quando si occupato di disabili o di salvaguardia delle coste che tanto amava, o quando ha svolto ricerche e scritto per Eurispes con cui collaborava dagli anni ottanta e di cui stava costruendo una sezione pugliese a Corsano, che si si doveva occupare di Terzo Settore. Anche le battaglie ambientaliste sul Tap o sul disseccamento degli ulivi del Salento che Luigi condusse, avevano dietro la consapevolezza che l’“autorità” costituita non può più decidere prescindendo da una larga partecipazione sociale: eletti nelle tornate elettorali, funzionari pubblici, non hanno il monopolio della decisione nella passività e nell’obbedienza generale, il progressivo “pieno sviluppo della persona umana” come dice la nostra Costituzione, porta con sé una sempre più elevata consapevolezza dei cittadini che sono sempre meno sudditi e sempre più soggetti attivi della stessa azione pubblica.
Di questi temi dibattemmo, poco giorni prima che lui ci lasciasse, in un bel incontro a Calimera, che lui contribuì ad organizzare e a condurre nonostante le preoccupazioni per la sua salute che non poteva non avere.
Per questo io penso che la maniera migliore di portarcelo nel cuore sia proseguire in quelle battaglie di giustizia e civiltà alle quali dedicò tanti dei suoi pensieri e delle due energie.
Presentazione del libro Con Luigi, tra volontariato e partecipazione
Nell’ambito delle e attività su Memorie e Storie Solidali abbiamo svolto una presentazione del libro Con Luigi, tra volontariato e partecipazione, edito da Radici Future.
La presentazione del libro si è svolta il 12 maggio 2023 presso la sala del Museo Archeologico Provinciale “Ribezzo” di Brindisi. Alla presentazione hanno preso parte il curatore del libro Guido Memo e il vice presidente del CSV di Brindisi Lecce Rino Spedicato. L’incontro, moderato dal giornalista Salvatore Vetrugno, ha visto un’introduzione del giornalista Renato Rubino.
La pubblicazione del libro su Luigi Russo è stata possibile grazie al contributo di Puglia Capitale Sociale 2.0, attraverso il quale l’Associazione LabTS ha avviato una raccolta di memorie di volontari, di persone che nella loro vita si sono spese per l’impegno sociale solidale, di cittadinanza attiva e l’impegno civico.
Pertanto il ricordo di una simile figura, e l’impegno a voler portare in giro il suo esempio, attraverso queste presentazioni, sta a testimoniare che quella volontà diffusa di giustizia e libertà fonte di mobilitazione sociale non si è affatto spenta e resiste trovando nuove strade, nuove voci e nuove forme per esprimersi e migliorare il nostro futuro.




















