Accorgermi che mi riguarda
Progetto “Accogliermi che mi riguarda”
Attività di sensibilizzazione e promozione del volontariato nelle terze classi degli Istituti Superiori della Provincia di Brindisi
Il sogno della Costituzione è ancora vivo? La domanda ha introdotto, in una classe del liceo Ettore Palumbo di Brindisi, il progetto “Accorgermi che mi riguarda”, proposto da LabTs, Laboratorio di cultura politica del Terzo Settore, e finanziato dal CSV Brindisi Lecce -Volontariato nel Salento, realizzato in cinque incontri da cinque ore nei mesi di ottobre e novembre 2024.
Hanno tenuto gli incontri i docenti Salvatore Vetrugno e Davide Varasi, con il sostegno di Valeria Pecere, volontaria di LabTs ed hanno seguito il seguente calendario: il 31 Ottobre, il 6 Novembre con Giulia (Docente- Formatrice) e Marcello (volontario in servizio civile 2024-2025), 21 Novembre con Abdoulie (Docente Msna) e Lorenza (volontaria in servizio civile 2024-2025), 3 Dicembre restituzione e redazione collettiva dell’articolo sull’esperienza proposto per la pubblicazione alla rivista Mosaico di Pace.
Attraverso la rilettura del proprio vissuto alla luce dell’articolo 3 della Costituzione, l’obiettivo è stato sensibilizzare la classe al volontariato sociale e alla partecipazione attiva, rendendo gli studenti consapevoli del contributo che possono dare per una società più giusta e solidale basata sul rispetto dei diritti umani e aiutandoli a vincere le paure e le resistenze verso gli altri, la sfiducia e la poca stima di sé.
Il progetto, realizzato partendo dall’ascolto di sé alla luce testo della Costituzione, passando per l’incontro con due ragazze e un ragazzo del servizio civile universale, sino all’incontro con un ragazzo neomaggiorenne del Gambia, arrivato in Italia come minore straniero non accompagnato, che, raccontando la sua integrazione in Italia, ha restituito incarnato alla classe il sogno dell’articolo 3.
A conclusione del terzo incontro in aula, Gli studenti hanno iniziato lo stage presso la scuola di italiano per stranieri organizzato dall’associazione Migrantes di Brindisi, affiancando a coppie i “docenti” e, nell’ultimo incontro, si sono raccolte le impressioni dei partecipanti all’esperienza:
Addio ai pregiudizi
“Siamo gli studenti della classe 3 C linguistico del liceo Ettore Palumbo di Brindisi. Quest’anno stiamo vivendo la nostra prima esperienza di Percorso per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO), in convenzione con l’associazione Migrantes OdV. Il percorso ci sta consentendo di conoscere meglio noi stessi attraverso il confronto con persone provenienti da ogni parte del mondo, di acquisire corrette informazioni sul fenomeno migratorio per sfatare stereotipi e luoghi comuni, di maturare attraverso l’insegnamento della lingua italiana la consapevolezza del nostro ruolo nella costruzione di una cultura della solidarietà fondata sul rispetto della persona e la difesa dei diritti umani.
All’inizio eravamo un po’ spaventati, ma appena incrociati gli occhi di queste donne e dei loro bambini, di questi giovani uomini provenienti da ogni parte del mondo è nato in noi il desiderio di conoscerli, di dialogare e stringere legami, di fare qualcosa per loro. Le loro testimonianze, i loro racconti ci hanno fatto dire addio ai pregiudizi e hanno accresciuto in noi il valore della solidarietà. Abbiamo capito che anche solo quel poco di tempo che potevamo dedicargli, insegnandogli la nostra lingua, avrebbe potuto fare la differenza e cambiare la loro vita.
Nella scuola di italiano siamo entrati in contatto con mondi completamente diversi dal nostro, abbiamo stabilito delle relazioni, capito che non devono esserci pregiudizi e che siamo tutti uguali, nonostante il colore della pelle e le origini. In questa scuola abbiamo compreso che tutti dovrebbero avere diritto all’istruzione e a una vita dignitosa, libera e pacifica. È stato come se si fossero aperti i nostri occhi e la nostra mente. Abbiamo ascoltato storie di coraggio nell’abbandonare i propri cari e la propria terra, ammirato la curiosità e la costante voglia di imparare di queste persone, la loro capacità di aver fiducia e coltivare la speranza di una nuova vita, nonostante le sofferenze vissute. È un’esperienza interessante che, facendoci sperimentare una nuova realtà, ci sta portando guardare il mondo da un’altra prospettiva, con occhi più consapevoli su ciò che accade attorno a noi.
Conserveremo per sempre nel nostro cuore questa esperienza che ci rende fieri di noi stessi per il fatto di vedere che, nonostante siamo semplicemente dei giovani studenti, altre persone, giovani come noi o anche adulte, possono apprendere grazie al nostro aiuto qualcosa di utile per la propria vita.” (la 3 C)
Il desiderio e la volontà di imparare
Mi è stata data l’opportunità di parlare della mia esperienza davanti a una classe del Liceo Palumbo.
All’inizio mi sono sentito un po’ emozionato perché mentre raccontavo la mia esperienza ho ricordato il mio passato. Sono riuscito a raccontare loro come ho superato i tanti momenti di difficoltà, momenti che mi hanno messo alla prova, che con forza, umiltà e coraggio ho superato.
Ho anche spiegato loro l’importanza della determinazione dell’educazione e del rispetto.
La classe è apparsa interessata e curiosa nei confronti di questa esperienza unica. È stato un momento importante per me, perché parlare davanti a un gruppo non è facile, ma mi ha aiutato a migliorare la mia sicurezza e la mia capacità di comunicazione.
(Abdoulie Jarju)
Non temere gli errori
L’esperienza con questa classe per me è stata una grandissima opportunità di crescita. Ho sperimentato ciò che studio da anni nell’ambiente universitario applicandolo a una realtà multiforme, dove non è sempre facile capire la giusta modalità per una comunicazione che non sia a senso unico. Di certo la prima difficoltà era creare un coinvolgimento efficace e anche sperimentare le mie difficoltà soggettive, come banalmente la timidezza, consapevole però che fosse una componente comune sperimentata anche da parte loro come normale in un incontro, con qualcuno che ci appare lontano e diverso da noi.
Mi sono emozionata nel vedere dei giovani con buoni propositi di aiutare davvero le persone con cui hanno fatto esperienza, preoccupati di quello che potevano causare accidentalmente e, come me, emozionati nel fare esperienze di tipo sociale e di volontariato che facciano davvero la differenza per qualcuno. È stato stimolante ascoltare i loro vissuti, come si sentivano, quali erano le loro angosce e la loro soddisfazione nel semplice dare aiuto e riceverne in cambio una profonda fiducia e gratitudine.
Quanto sarebbe arricchente che queste opportunità non fossero circoscritte a una classe ma offerte ad ogni istituto superiore. Probabilmente non ci accorgiamo di quanto farebbe la differenza nell’educazione dei giovani creare percorsi di volontariato per sviluppare empatia, accoglienza, altruismo e solidarietà. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto e soprattutto mi avrebbe aiutato, se avessi avuto delle opportunità simili nel mio percorso scolastico.
Quella giornata mi cambiato: ho capito che posso fare la differenza anche e nonostante le lacune che ognuno di noi ha, mi ha dato la tenacia di sperimentarmi e applicarmi per creare relazione in un mondo in cui questa è dimenticata. I racconti ci permettono di conoscere ciò che è lontano da noi e renderlo empaticamente vicino è questa è la caratteristica che più mi dà gioia di queste esperienze.
(Lorenza Gagliardi)
Da giovane a giovane
Nonostante l’iniziale emozione nel parlare a delle ragazze e a un ragazzo sconosciuti, sono riuscita a raccontare loro come il volontariato mi abbia permesso di crescere, di mettermi alla prova e di sentirmi utile agli altri.
Ho condiviso episodi concreti, concentrandomi soprattutto sul rapporto con i minori stranieri non accompagnati con cui ho lavorato. Ho cercato di trasmettere quanto sia stato speciale entrare in contatto con giovani provenienti da culture diverse, ascoltare le loro storie e contribuire, anche in minima parte, al loro percorso di integrazione e crescita. È stato un modo per riflettere sull’importanza dell’accoglienza e dell’empatia in un contesto spesso complesso come quello dell’immigrazione
(Giulia Errico)