Memorie democratiche a Milano
Dare memoria al futuro della politica milanese
L’attività della nostra sede operativa di Milano, presso l’Anpi di Crescenzago, sarà nel 2026/2027 caratterizzata da un lavoro sulla Memoria della vita democratica milanese, svolta in collaborazione con ABM, l’Associazione Berlinguer Milano, che si concluderà con pubblicazione on line di documenti e testimonianze, sui nostri siti web e a stampa
In un contesto significativo come quello della provincia di Milano, questa ricerca intende ripercorrere in particolare il periodo della cosiddetta “Prima Repubblica”, mettendone a fuoco caratteristiche, limiti e insegnamenti necessari per l’oggi. Il nostro obiettivo è semplice ma ambizioso:
– fare memoria della nostra storia;
– onorare coloro che, a ogni livello, si sono spesi per il bene comune, che il progresso civile non è un processo automatico, ma il frutto di un impegno collettivo, la realtà sociale non migliora per inerzia; i nomi di chi si è impegnato per renderla tale vanno ricordati e tramandati;
– capire quell’impegno quali insegnamenti ci lascia nella mutata realtà sociale di oggi.
Consapevoli che la storia locale è complessa quanto quella nazionale e richiede l’impegno di istituzioni specializzate, intendiamo porre un primo, fondamentale tassello stimolando così futuri studi scientifici e più approfonditi, puntando cioè alla ricostruzione della storia e della memoria di almeno una parte significativa delle organizzazioni in cui si articolava allora la vita democratica a Milano e provincia, con particolare attenzione alle organizzazioni di base del PCI, certamente il partito più organizzato e presente nel territorio e nei luoghi di lavoro.
Vogliamo dare voce a chi quella storia l’ha vissuta, coinvolgendo testimoni diretti disposti a impegnarsi a scrivere e giovani disposti a raccogliere storie e documenti. Attraverso la pubblicazione dei materiali sui nostri siti e in successive edizione editoriali a stampa, vogliamo alimentare un dibattito pubblico urgente: come ricostruire un rapporto saldo tra politica e società, tra democrazia rappresentativa e partecipativa, colmando con indicazioni di lavoro l’attuale vuoto politico/organizzativo.
Il metodo si baserà sulle consolidate esperienze di scrittura autobiografica: laboratori, eventuale produzione audio-video e ricerca documentale. Incontri quindicinali punteranno a far emergere la vita, i rapporti umani e l’attività politica di un gruppo di Sezioni del territorio. Il lavoro partirà da un inquadramento generale del PCI milanese dalla Resistenza allo scioglimento, dando continuità al percorso avviato dall’ABM nel 2019 con il convegno “Dall’esplosione allo scioglimento” (concluso da Aldo Tortorella) e proseguito con le riflessioni sul centenario e gli anni successivi fino ad oggi.
Per realizzare questo progetto, abbiamo lanciamo una raccolta fondi.
Il vostro contributo servirà non solo a sostenere le attività, ma anche a testare l’interesse verso questa sfida.
Se avete necessità di contattarci scrivete a sottoscrizioni@laboratorioterzosettore.org.
oppure a associazioneberlinguermilano@gmail.com
Il progetto
Storie e memorie di vita democratica a Milano
Progetto di ricerca/azione, promosso da Labts e ABM, sulla vita democratica e la presenza del Pci a Milano dal dopoguerra allo scioglimento.
Da finanziare tramite raccolta fondi di LabTs-LBM
La presenza dei “partiti democratici di massa” ha caratterizzato la vita politica italiana del ‘900, dalla costituzione del Psi nel 1892, all’inizio degli anni ’90. Soppressi nel 1926 dal Regime Fascista, furono protagonisti della Resistenza, della nascita della Repubblica e scrissero insieme la Costituzione, animarono la vita politica italiana sino al loro scioglimento.
Se il Psi è il primo partito democratico di massa a costituirsi, varata la Repubblica è il “Partito nuovo” togliattiano ad essere il più presente nel territorio, divenendo nel giro di pochi anni il primo partito della sinistra ed anche un modello organizzativo, di rapporto con il territorio, di attività culturale, che innanzitutto Psi e Dc, ma anche altri partiti, cercarono di imitare.
È da rilevare che:
– lo scioglimento del Pci, il 3 febbraio 1991 al XIX Congresso nazionale, precedette di poco la scomparsa anche degli altri partiti: non penso sia un caso, anche se prevalentemente e a lungo realtà di minoranza la presenza del Pci ha di fatto orientato la vita politica italiana;
– non si trattò per il Pci solo di un cambio di nome, ma di fatto di uno scioglimento, perché fu anche un cambio di forma partito, di strategia e cultura politica.
Rapidamente da allora i “partiti democratici di massa”1 che costituirono e animarono la Repubblica divennero sempre più marcatamente dei comitati elettorali e partiti del leader di turno, senza radici sociali rilevanti, cosa che ha dato luogo ad oscillazioni e a una disaffezione dal voto crescente.
Cioè, indipendentemente dagli eventi e i percorsi dei diversi partiti, più a fondo era avvenuto che si era chiusa la supremazia e la validità di un certo modello di partito, che da almeno un decennio, gli anni ’80, si era avviato in una profonda crisi, ma che pure era stato la più alta forma di organizzazione della democrazia partecipativa e rappresentativa assieme che abbiamo sinora conosciuto in Italia e non solo, per il radicamento sociale, la capacità di elaborazione politica e culturale che ebbe quell’esperienza.
Il sistema politico italiano a metà anni ’90 ha in seguito voltato pagina, non ha riflettuto criticamente su quella esperienza, che è stata sostanzialmente rimossa, mentre ogni necessaria novità organizzativa e politica avrebbe presupposto un’analisi attenta, al fine di non gettare via con l’acqua sporca anche il bambino e al fine di capire quali sono le novità non solo politiche, ma anche organizzative che i mutamenti sociali avvenuti imponevano.
Lo scopo della ricerca è quindi quello, in un contesto particolarmente significativo come quello della provincia di Milano, di ripercorrere quel periodo, che la pubblicistica politica ha chiamato “Prima Repubblica”, mettendone a fuoco caratteristiche e limiti e ragionare su ciò che oggi necessiterebbe. Ma anche più semplicemente vogliamo fare e avere memoria della nostra storia, non dimenticando coloro che nella nostra provincia si sono impegnati a tutti i livelli per il bene comune. La realtà sociale non cambia in meglio o in peggio da sola. Soprattutto i nomi di coloro che si sono impegnati perché fosse migliore vanno ricordati.
È un obbiettivo in realtà molto ambizioso, la storia locale è non meno complessa da ricostruire della storia nazionale o internazionale, implica un impegno di istituzioni specializzate, noi in questo impegno vorremmo percorrere solo un primo gradino di questo percorso ricostruendo, almeno in parte, la storia delle organizzazioni di base del Pci in Provincia di Milano, stimolando con questo studi successivi più approfonditi e scientifici.
La presenza del Pci a Milano è stata dalla Resistenza agli anni ’90 una presenza molto rilevante:
– prima la partecipazione alla Resistenza, determinante politicamente (nella riproposizione di un indirizzo unitario) e organizzativamente (nel ruolo delle Brigate Garibaldi) nell’ambito di quel movimento che fece di Milano “la Capitale morale d’Italia”:
– segue l’esplosione della partecipazione democratica con 105.956 iscritti tra città e provincia nell’ottobre del 1945: organizzato in città con 820 cellule, di cui 560 nelle fabbriche con 43.338 iscritti e 260 di strada con 19.280 iscritti. In provincia, la presenza è più “debole” con 45.198 iscritti in tutti i 245 comuni;
– seguono gli anni ’50 della repressione, che colpisce soprattutto sui luoghi di lavoro (la Fiom passa da 637.290 iscritti nel ’50 a 185.183 iscritti nel ’59), ma l’organizzazione del Pci tiene, nel ’56 sono 131.189 gli iscritti in città e provincia, 376 le sezioni, 3.114 le cellule. Comincia a perdere però iscritti e soprattutto dopo l’VIII Congresso e l’elaborazione della “Via italiana al socialismo”, si cambia forma organizzativa, il Pci da fortino assediato passa all’iniziativa esterna: meno cura all’organizzazione interna (si eliminano le cellule e si rafforzano le sezioni), ma si cura di più il lavoro politico esterno. Così da allora al ’69 il Pci perde iscritti e guadagna in continuazione voti, gli iscritti torneranno ad aumentare solo dopo le le lotte operaie e giovanili, del ’68/’69 sino al 1976, dopo comincerà il declino degli iscritti e dei voti.
Ancora nell’87, erano presenti in provincia 462 sezioni (praticamente in tutti i Comuni), di cui 83 di fabbrica o aziendali, mentre gli iscritti erano 60.633 (nel ‘76 erano arrivati a 89.756). È vero che la Provincia allora era più grande, nel ’92 si è costituita quella di Monza/Brianza e nel 2004 quella di Lodi, che insieme avevano circa un milione di abitanti su quasi quattro della precedente Provincia, ma anche tenendo conto di tutto ciò, è una presenza che non ha confronti con i partiti di oggi.
Ricostruire compiutamente la storia di quella presenza è al di là delle nostre forze, ma in questa fase anche solo farne memoria ci pare rilevante, contribuendo anche a costruire una storia sociale dal basso della realtà che abbiamo vissuto e viviamo a Milano, rispetto ad una storia dove si considerano solo i grandi eventi e le personalità più in vista.
Una storia sociale e politica in cui non ci si potrà comunque sottrarre alle vicende tutte milanesi, e per molti versi anomale, del gruppo dirigente della Federazione (affrontate nelle varie iniziative dell’ABM in questi ultimi anni), anche se va precisato che quella comunità fatta di qualche centinaio di sezioni e di decine di migliaia di iscritti ha sempre avuto come riferimento le caratteristiche identitarie e la linea politica del Pci nazionale, mentre del tutto secondarie era il ruolo del gruppo dirigente provinciale:
– un gruppo plasmato dalla Resistenza subito dopo la Liberazione, al punto tale da superare i settarismi del passato e includere bordighiani, ex socialisti e ex anarchici; a quello coeso seppur popolare nel suo operaismo ma rinchiuso e tornato settario negli anni cinquanta;
– alla grande apertura alla società milanese e alle sue tendenze di sviluppo economico degli anni sessanta, con un protagonismo dei giovani intellettuali ingraian;
– alla sorpresa di un gruppo dirigente tendenzialmente burocratico senza operaismo e senza ingraismo che vede arrivare migliaia di nuovi iscritti e quadri espressione del 68 giovanile e del 69 operaio, fino all’involuzione degli anni ottanta dopo la morte di Berlinguer.
Vorremmo cioè partire da quelle 462 sezioni, descrivere sinteticamente quella realtà e soprattutto raccontare la vita di almeno una parte, anche piccola, di quelle sezioni, dando un’idea di quel che fanno, dei valori che le animavano, della vita di quella e quelle comunità.
Fossero le istituzioni di ricerca che si occupano di storia locale attente a tutto ciò, sarebbe la situazione ottimale, ma queste mancano di risorse e volontà, che dipendono da anni di disattenzione culturale generale, cosa è quindi possibile fare?
Con la scolarizzazione di massa già degli anni ’60 e ’70, la realtà delle Sezioni degli anni ’70/’80 era, soprattutto nei direttivi, animata prevalentemente da persone diplomate e laureate, mentre tra gli iscritti il Pci manteneva la sua natura di partito operaio, arricchito da molti tecnici e quadri che ne erano parte integrante2. Insomma, non eravamo già più nella prima parte del ‘900, quando la gran parte dei militanti era appena alfabetizzata.
Noi vogliamo quindi far scrivere quelle persone che ne saranno certamente in grado, anche se sono passati molti anni. Se non aspettiamo oltre, qualcuno ci sarà disposto a scrivere o ci saranno più giovani disposti a raccogliere testimonianze, storie e documenti già redatti, in modo che non solo si abbia memoria di chi si è impegnato per una vita migliore e più giusta a Milano e si ricordi così che ciò non è avvenuto automaticamente, ma per l’impegno di molti.
Così però possiamo anche suscitare, attraverso la pubblicazione web sui nostri siti e tramite una conseguente pubblicazione editoriale di documenti e testimonianze, un dibattito pubblico su come ricostruire un rapporto saldo tra politica e società, tra democrazia rappresentativa e partecipativa, riempiendo di bisogni sociali il vuoto politico presente.
Ci baseremo sulle esperienze di lavoro autobiografico oramai consolidate nel nostro Paese, attraverso Laboratori di scrittura, di produzione di audio e video e ricerca documenti, incontri a cadenza quindicinale che puntino a ricostruire vita, caratteristiche, rapporti umani, attività culturali e politiche di un gruppo di Sezioni della nostra provincia.
Tutto ciò a partire, come già dicevamo, da una prima fase di inquadramento generale e periodizzazione della vita del Pci milanese dalla Resistenza allo scioglimento basato in particolare sul lavoro promosso dall’ABM a partire dal 2019 con il convegno “Dall’esplosione allo scioglimento: alcuni temi della storia del Pci a Milano”, proseguito con il centenario del Pci e con le tante altre iniziative e riflessioni di questi ultimi anni.
1. La definizione è di uno dei principali studiosi dei partiti, Maurice Duverger, in I partiti politici, Edizioni di Comunità, Ivrea 1961.
2. Dai dati ufficiali della Direzione del Pci, in particolare dai tabulati degli iscritti di allora, ricavati dalla informatizzazione del Tesseramento avviata tra fine anni ’70 e inizio ’80.
Prima articolazione delle fasi e delle attività da programmate per la ricerca/azione:
1.1. Primo incontro di avvio del progetto, il 9 luglio 2026 alle ore 17:30, presso Anpi Crescenzago Via Adriano 2/P.zza Costantino, Milano, con soci e simpatizzanti di Associazione Berlinguer Milano.
– Incontri pubblici per la presentazione del progetto. Tempi: metà settembre/metà ottobre.
– Inizio raccolta fondi. Tempi: in coincidenza con le prime riunioni di lavoro allargate inizio luglio.
– Campagna di informazione: Tempi: fine giugno/metà ottobre.
– Inizio Laboratorio su presenza e storia delle Sezioni del Pci in provincia di Milano. Tempi:
metà ottobre, temine prima fase metà dicembre. Seconda fase metà gennaio fine marzo; presentazione risultati, fine aprile/maggio.
1.2. Analisi (e scelta) dei collaboratori e partecipanti al laboratorio di memoria e storia delle Sezioni del Pci in provincia di Milano
– Analisi della platea dei potenziali e/o possibili collaboratori e partecipanti al Laboratorio.
– Si cercheranno di individuare una serie di soggetti che per: competenze, storia personale e
attitudini a scrivere/descrivere, possano/desiderino far parte del nucleo che parteciperà ai momenti di formazione/elaborazione di memorie secondo il metodo dell’autobiografismo.
Tempi: luglio/settembre, già nella fase di individuazione dei sottoscrittori si avrà attenzione all’individuazionee delle realtà e delle persone partecipanti.
1.3. Articolazione laboratorio
Il Laboratorio si articolerà in 10 incontri ogni 15 gg, tra prima e seconda fase) in linea di massima sempre lo stesso giorno della settimana, che verrà deciso assieme ai partecipanti.
Gli incontri saranno condotti da uno specialista e dai soci di LabTs e ABM.
Alla fine del percorso questi lavori saranno pubblicati sui siti www.ilponte.it e www.laboratorioterzosettore.org in una pagina apposita, ma i più interessanti o una scelta di scritti potranno essere pubblicati a stampa se raccoglieremo le risorse necessarie.
Comunque anche quelli pubblicati solo on line, avranno il loro n. Isbn, quindi entrano nel catalogo nazionale delle pubblicazioni e un’anteprima dovrebbe essere reperibile in Google libri, oltre che scaricabile in pdf, cosa che ne garantisce la diffusione.
- Raccolta fondi e 5 per mille
Raccolta fondi
La raccolta fondi avverrà on line utilizzando i siti www.ilponte.it e la pagina apposita di www.laboratorioterzosettore.org e sarà sostenuta da una campagna di comunicazione (più invii di messaggi e comunicazioni a mailing list, eventi di comunicazione).
Come già in parte ricordato le donazioni a LabTs danno la possibilità detrarre dall’imposta lorda il 35% dell’importo donato fino ad un massimo di 30.000 euro per ciascun periodo d’imposta.
Le persone fisiche, enti e società (in alternativa alla detrazione) possono dedurre l’importo delle erogazioni liberali nel limite del 10% del reddito complessivo. L’eccedenza può essere dedotta nei 4 esercizi successivi (rif. Art 83 D.lgs.3 luglio 2017 n. 117)
Ma la procedura val la pena di attivarla per le sottoscrizioni di almeno 50 €, perché bisogna emettere ricevuta, dare conto della tracciabilità, ecc..
5 per mille
LabTs può essere indicato come ente a cui destinare il 5 per mille delle proprie tasse al momento della dichiarazione dei redditi.
Naturalmente questo non serve a finanziare il progetto, perché se devolvessero a nostro favore dei fondi nel 2026, li riceveremmo nel corso del 2027, ma potrebbe essere una fonte di finanziamento per un proseguimento del nostro lavoro.
La campagna per sul 5 per mille verrà ripetuta a nel 2027.
Milano 25/06/2026
Per LabTs Per l’Associazione Berlinguer Milano
Guido Memo e Marco Landucci Paolo Pinardi e Valentino Ballabbio